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Non esiste peggior sordo di chi non vuol sentire.Speriamo che almeno sappia leggere.
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Niente di vero tranne gli occhi-G.Faletti (sperando che sia come il primo)

Il Bisenso della vita

Di Fabio Ferrari (laurea ad honorem)

Ho finito di leggere

Quel gran pezzo dell'Emilia

di E.Berselli:

Autenticamente emiliano, in grado di risvegliare l'orgoglio regionale più sopito.
Dovrebbe esserne consegnata una copia gratis a tutti i residenti.
Come ringraziamento di esistere. B-)


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Diario
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24 ottobre 2007

giochino

Circus Pop

Un colorato, divertente, puzzle di logica e colpo d'occhio. Lo scopo è quello di eliminare le palline dello stesso colore, unendo con una linea quelle in superficie. Con il CLICK del MOUSE, selezionate una singola sfera o un gruppetto di palline uguali, e poi selezionatene altre dello stesso colore... ma fate attenzione, perchè dovrete fare in modo che la linea trovi lo spazio per poter collegare le palline tra di loro. Un gioco di strategia e astuzia, dove essere veloci non sarà importante, ma necessario!




permalink | inviato da IstintivaMente il 24/10/2007 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

21 settembre 2006

Ohibò

Devo decidermi a togliere la polvere, da quassù.....

Piuttosto, guardo i visitatori e mi
chiedo: 8039 ,perchè? :-o




permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

7 marzo 2006

Il filo

Oggi non c’è proprio verso di lavorare.

Specialmente dopo essere andata in ospedale per i miei 15 (anzi, 10 ) minuti quotidiani da trascorrere con mamma.

E’ bello avere qualche familiare con cui condividere quest’incubo, dopo aver affrontato il ricovero, l’intervento e i primi giorni critici completamente da sola (Fabio e il suo essere la persona più eccezionale del mondo esclusi, per non essere lui un familiare in senso stretto).

Da sola e con le mie solite crisi di panico a complicare le cose, perché quando sale la crisi faccio fatica perfino a parlare, figurarsi affrontare la situazione con la lucidità necessaria (e ne serve tanta, di lucidità, quando si ha a che fare con medici reticenti che, se li si lascia fare, contano perfino le sillabe dei loro bollettini quotidiani.)

Però essere sola aveva l’enorme vantaggio di potermi godere la mia mamma per tutti i 30 minuti.

Significava il doppio o il triplo del tempo.

Si parla di minuti di visita che fanno la differenza, e già questo mette i brividi.

Se poi penso che in realtà ogni singolo giorno  è fatto di 1440 minuti in cui la situazione può peggiorare all’improvviso, e che dall’inizio dell’incubo di giorni ne sono passati 19, beh, io quei 27360 minuti me li sento proprio addosso tutti, uno dopo l’altro, a ricordarmi che è proprio vero che siamo legati ad un filo, e a ribadirmi quanto sottile sia, quel filo, e fragile, e dannatamente sproporzionato, se paragonato al valore di una vita.

Un filo che, se lo si potesse vedere, potrebbe avere la consistenza –assolutamente impalpabile e melliflua- di qualche migliaio (o milione) di batteri microscopici messi uno accanto all’altro.

Oppure , meglio, la consistenza , altrettanto infinitesimale, del filo fluente di antibiotico che da giorni, ininterrottamente, scorre nelle vene di mamma.

Batteri impalpabili, inconsistenti e melliflui ma sufficientemente bastardi da poter decidere di tagliare quel filo in uno qualsiasi di quei 1440 minuti di una qualsiasi giornata, se più resistenti di lui.

Mamma oggi sta leggerissimamente meglio, dicono; il viso è quello di sempre, il corpo è segnato dalla battaglia che sta combattendo, all’insaputa di mamma, ed allora dev’essere proprio vero che è una macchina perfetta, l’unica in grado di autoprogrammarsi per resistere e sopravvivere.

Ma allora sembra un controsenso che una macchina così perfetta sia anche così fragile.

E qui, prematuramente forse, terminano i miei pensieri razionali.

Il resto è fatto di paure, angoscie, sogni, incubi, addirittura deja-vu, che fluiscono ininterrottamente da quel venerdì, segno forse che anche la ragione, in fondo, è un trastullo fragile ed etereo, una pia illusione di poter dominare un mondo troppo maestoso e troppo difficile e troppo imprevedibile e troppo crudele anche per noi uomini, unica specie dotata di raziocinio nonché eletta da Dio.

 

 

 

 




permalink | inviato da il 7/3/2006 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

5 marzo 2006

A MAMMA

16 giorni fa, mamma si coricava a causa di un mal di testa improvviso e lancinante.

E poi si addormentava.

Da quel letto, che nel frattempo è diventato il letto anonimo e freddo e metallico di un reparto di rianimazione, non si è più alzata.

Si è svegliata per urlare, muta, il suo dolore di cui non conosce la causa, la sua disperazione nel ritrovarsi legata a cento tubicini,costretta a fissare il muro di una stanza per 24 ore al giorno, e poi quel tubo in gola che la aiuta-che bello!- quando fatica a respirare, ma che impedisce che si senta la sua voce, e le  tocca ripetere la stessa frase tante volte –che rabbia!- a noi che la guardiamo contriti per lo sforzo di leggerle il labiale., e  non capiamo.

E poi di nuovo sedata, a rincorrere sogni e pensieri insondabili ed inafferrabili, e poi di nuovo sveglia, quel muro, l’infermiere, gli aghi, il medico che osserva e non dice nulla, il tubo in gola –che sete!-,una faccia familiare per soli 30 minuti al giorno, ed altre  23 ore e 30 minuti di nuovo sola, con la sua disperazione,il muro, e  le sue tante domande mute e soffocate,  a cui nessuno risponde.

Ora mamma sta male, lotta per vivere senza saperlo,una stupida infezione è arrivata ai polmoni ed è una corsa contro il tempo,antibiotici contro batteri, vince chi arriva prima.

I batteri sono fermi da 30 ore, gli antibiotici invece proseguono la loro corsa, ed ogni ora che passa così, se tutto rimane così,  è un’ora in meno alla fine dell’incubo.

Il cellulare è qui, sempre vicino, squillerà solo in caso di brutte notizie.

Ma adesso è muto.

Ed in questo silenzio si consuma l’attesa snervante, che nel silenzio spera e che dal silenzio trae conforto, pur sapendolo così fragile, così provvisorio, così impotente.

Continua così, mamma.

Tieni duro, resisti, lotta con tutte le tue forze, ti prego, ti supplico; non credo di essere  convincente se prego e supplico un Dio in cui credo e non credo, ma l’ho pregato e supplicato al posto tuo, con tutta la forza che avevo dentro.

E’ la prima battaglia che stai combattendo solo ed esclusivamente per te stessa, dopo averne combattute tante per gli altri, dure e dolorose, e purtroppo sempre perdenti.

Stavolta devi vincere, perché stai combattendo per la cosa più importante di tutte, la tua vita.

Che è anche la nostra.

Ti aspettiamo a casa, mamma.




permalink | inviato da il 5/3/2006 alle 23:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

23 gennaio 2006

A Daniele

Sembra sempre lontana anni luce, la Morte.

La si legge ogni giorno sui giornali, la si vede ogni ora in tv, ma si riesce a percepire soltanto  la sua ineluttabilità, per giunta ovattata dal fatto che ha colpito chi e coloro non si conosce.

Quando ti arriva vicino, invece, la distruzione che porta ti pervade in un attimo, e non si può evitare di rabbrividire al pensiero che le basta un istante, un solo istante, per ricordare a noi tutti che non solo ci aspetta, ma spesso decide di farsi avanti, all’improvviso.

Si è fatta avanti  subdola ed inafferrabile nella mente di una ragazza di 37 anni, mamma di un bimbo di 12, che aveva tutto ciò che si può desiderare dalla vita.

Non si conoscono le ragioni che l’hanno spinta a legarsi una catena al collo e a decidere, così, di abbandonare marito e soprattutto figlio ad un destino incalcolabilmente doloroso.

Per quel poco che la conoscevo – i nostri bimbi sono grandi amici- l’ho sempre vista sorridente, forte, decisa, anche nell’affrontare una recente malattia del figlio.

Sono le decisioni così apparentemente  inspiegabili che rendono ancora più viva ed atroce l’idea che basta un niente, alla Morte, per portarsi via una Vita, vincendo così facilmente la resistenza che le mille ragioni che Susy poteva avere-ed aveva senz’altro- per amare la Vita, da apparire la sovrana incontrastata delle nostre misere ed indifese  esistenze.

Ma la Morte sa essere ancora più spietata, quando, oltre a farsi viva, fa dono alla sua vittima dell’immane coraggio necessario per compiere un gesto del genere, annichilendo tutto il resto,  perfino l’Amore immenso per il piccolo Daniele.

Allora sì che si percepisce la potenza della Morte,  e non si può non temerla.

Nessun Dio, che se esistesse risulterebbe  perdente per l’ennesima volta, potrà consolare Daniele.

Dovrà farcela da solo, ed è questa la cosa più triste.




permalink | inviato da il 23/1/2006 alle 10:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

12 dicembre 2005

INTERMEZZO

Beh, comunque abbiamo vinto il derby.

 

 




permalink | inviato da il 12/12/2005 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

3 novembre 2005

DUE O TRE COSE SU....

CELENTANO:
E' indicibilmente ignorante e viene pagato, apprezzato, commentato, trattato, blandito come se fosse un genio.
Ignora gran parte dei testi delle sue canzoni - le stesse che l'hanno reso un'icona musicale, e che basterebbero, da sole, a rendere unici i suoi spettacoli- ma pontifica su ogni altro argomento dello scibile umano, ergendosi a Giudice Supremo col Libro Nero della Storia dell'Umanità davanti, a dividere il Mondo in buoni e cattivi.
Ignora l'uso della madre lingua ma lo pagano miliardi per parlare.
Ignora il problema della casa ma sogna un mondo senza condominii.
Ignora il concetto di spazio (limitato) ma auspica una New York fatta di sole villette bifamiliari.
Brutti grattacieli cattivi!
E' giusto che spettacoli così vengano trasmessi, DEVONO essere trasmessi, ma occorrerebbe lasciar spazio ai tanti che sarebbero in grado di dire di più, e soprattutto meglio.
Fortunatamente scompare del tutto in presenza di mostri sacri come Benigni, e noi possiamo goderci finalmente lo spettacolo.
 
ISOLA DEI FAMOSI
Un no comment sarebbe riduttivo, la Ventura potrebbe anche uscirne bene.
Ma al di là del cannibalismo mediatico a cui si è (fruttuosamente) dedicata da alcuni anni, e su cui si parla troppo e troppo a sproposito, è il presupposto di partenza che è inconcepibile: anche ammesso che il reality sia davvero real, cosa c'è di strano a vedere Albano che russa, Ferrini che piange , la David che sghignazza, la Elmi che dimagrisce, il Turchi che soffre di emorroidi?
Davvero pensiamo che quella gente lì, nel chiuso delle loro case, non faccia mai niente di tutto questo?
Sarà mica che siamo così ebeti da pensare che la sera, una volta spenta la tv, la gente dello spettacolo resti rinchiusa e cristallizzata nello show che stavano presentando, nella fiction che stavano recitando, nel  talk show di cui erano ospiti?
Tutti lì, fermi immobili, pronti a riprendere miracolosamente vita al successivo click del telecomando.
No, perchè se le cose stanno così, e non vedo altra spiegazione a cotale accanimento incredulo e compiaciuto ("toh, guarda, anche Ferrini ha le lacrime!Pazzesco!"), è roba da chiodi, eh?
Poi per forza Berlusconi vince le elezioni: sa perfettamente che una scaccolata in diretta planetaria al primo vertice del G8 potrebbe fargli guadagnare il rispetto e l'ammirazione- e il successivo voto- di quei tanti che reputavano il naso del Presidente del Consiglio snobisticamente immune da cotale sporcizia e che invece lo vedrebbero così empaticamente simile al proprio da meritarsi abbondantemente lo scranno di Palazzo Chigi.

INTER
Sparare sulla Croce Rossa?
Naaaaaaaa, grazie, ma sono pacifista.

PACIFISTI
E a proposito di pacifisti (quelli ufficiali, bandierina arcobaleno-striscione standard-eskimo € 25 tutto compreso).
Il Presidente dell'Iran straparla e delira minacciando di cancellare una nazione dalla faccia della Terra (poco conta che sia una nazioncina antipatica come Israele, è pu sempre una nazione) e loro che fanno?
Tacciono.
Fingono di essere stati troppo impegnati a colorare striscioni da essersi persi il giornale radio (la radio è rock, la tv è lenta).
I casi sono due: o ritengono le minacce di Bush serie,e come tali esecrabili, e quelle dell'iraniano dal nome impronunciabile mero frutto di abusi reiterati di LSD, e come tali niente di più e niente di meno di una puntata dei Simpson-ma in tal caso, avrebbero potuto almeno avvisarci, scemi noi a dar retta ad un Homer qualsiasi-, oppure differenziano le minacce in base alla provenienza (l'una occidentale, e dunque sbagliata a prescindere, e l'altra islamica, e dunque da valutare con attenzione.Contro Israele?Allora ok, se po' fa').
Ma in tal caso, dovrebbe esistere una legge che li privi della possibilità di chiamarsi pacifisti.
Esiste una sola, piccola, modesta guerra nel mondo contro la quale non vi siete schierati?
Zac! Il movimento che avete fondato è chiuso, tutti a casa.
Potete rifondarne un altro, ma senza usare la parola PACE.
Quella andrebbe pronunciata solo da chi sa davvero cos'è, e la chiede per ogni singolo, minuscolo, angolo della Terra.







permalink | inviato da il 3/11/2005 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

21 ottobre 2005

A Beatrice

Ce la posso fare.

Sì.

Forse.

Venerdì 21 ottobre 2005, ore 1.28.

Fine di un sogno.

Aborto di una speranza nata inaspettatamente, ed inaspettatamente in grado di illuminare la mia vita, di una luce fioca tanto quanto le possibilità che si avverasse, ma costante, tanto quanto la consapevolezza che sarebbe stato il punto fermo da cui ripartire, dopo aver toccato il fondo.

Avrei dovuto immaginarlo, che le consapevolezze nate dalla scoperta di verità inaspettatamente belle ed inaspettatamente grandi, sono pericolose perchè fatue come la stella grazie alla quale hanno avuto origine.

Una stella non brilla in eterno, acceca con il suo splendore fino ad indurci a sperare che possa illuminarci per sempre, ma non è eterna.

E’ fragile, invece, condizionata com’è dalla quantità di energia che le permette di dare luce e calore alla sua galassia, dalla presenza di altre stelle in grado di attrarla, o di buchi neri in grado di risucchiarla, soffocandola.

Il buco nero –brutto termine, ma tant è- in cui è incappata la mia stella si chiama Razionalità, gran brutta bestia scovata dagli Illuministi 3 secoli fa per dare ordine al satanico caos primordiale e demonizzare l’Istinto, all’evidente scopo di svilirlo, annullarlo, reprimerlo, sublimarlo, essendo noi incapaci di comprenderlo.

Ho sempre cercato di oppormi alla Razionalità assassina delle tante cose positive che l’Istinto porta con sè, se lasciato libero di dimostrare di essere l’unica quintessenza della Natura.

La Razionalità invade la sfera dei sentimenti, imponendosi di dare loro un ordine quando non si ha la forza, o la capacità di comprenderli semplicemente VIVENDOLI , nel bene e nel male; quando è troppo forte la paura di esserne sopraffatti, e non sapere che fare, cosa dire, come comportarsi, in che modo affrontarli.

La Razionalità può perfino imbavagliare l’Amore-pur se incapace di ucciderlo perchè, se Dio vuole, lui è più forte di qualsiasi altra cosa- a volte rendendolo un simulacro di se stesso, a volte rendendolo muto e incapace di urlare al Mondo la sua, sacrosanta, ineluttabilità.

Ma soprattutto, la Razionalità uccide, dilaniandole per manifesta superiorità, le fragili speranze che vivono solo grazie alla stessa forza istintiva che ne favorisce il sorgere, quando la Razionalità si assopisce e non se ne accorge.

La mia tenera e piccola speranza si chiamava- l’avevamo chiamata-Beatrice.

Nata in un momento in cui l’Amore dominava incontrastato nel mio altrettanto fragile universo fatto di piccolissime certezze raggiunte dopo fatiche immani, ha fatto in tempo a fare solo qualche passo verso di me, prima di voltarsi e cominciare ad allontanarsi, giorno dopo giorno, stritolata da una Razionalità tanto perfetta nella sua logica ineccepibile, ma tanto crudele nell’imporsi come sovrana incontrastata della vita di noi uomini del ventunesimo secolo,miseramente  costretti  a programmare ogni piccolo particolare delle nostre esistenze,” ottimizzando le risorse”, “pianificando i targets”, “bilanciando interessi e sacrifici” come se gli uni e gli altri si vendessero a peso.

Un mondo a misura di Luca Cordero di Montezemolo, insomma.

La mia piccola stella non meritava tutto questo: tanta fatica per brillare in un Mondo –per dirla alla Ligabue-senza cielo, col rischio di bruciare, di staccarsi, di sciogliersi.

Molto meglio, per me e per i miei bimbi che devono poter contare sul mio equilibrio, pensare che sia andata via, senza mai arrivare, destinata-spero-ad un futuro migliore, nel pensiero di chi ha ancora il coraggio di difendere il cielo, costi quel che costi.

Ciao, Beatrice, piccolo esserino plasmato dal mio Istinto troppo avventato.
Avrei voluto poterti considerare naturale “emanazione” dell’Amore che provo per il tuo aspirante papà, ma non posso, se non svilendoti: l’Amore e le sue infinite emanazioni non si fanno sopraffare dalla logica perfetta ed ineccepibile di Montezemolo
.

 

 

 

 

 

 




permalink | inviato da il 21/10/2005 alle 10:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

13 ottobre 2005

DE HUMANA FOLLIA

Dovrei sinceramente far qualcosa per frenare il pessimismo cosmico di questi giorni.
Che so, smettere di leggere i giornali on line senza abbonamento, che significa poter accedere solamente, a scelta, alla telecronaca minuto per minuto del dramma di Albano lasciato in diretta tv planetaria dalla furba Loredana, ovvero alle notiziole cattura-audience sugli infiniti misfatti umani.
Escludendo la prima per istinto di autoconservazione, puntualmente mi faccio fregare dalle seconde, inorridisco, un groppo spaventoso si impossessa del mio stomaco, lo frulla, lo spezzetta, lo lascia agonizzante e se ne va, tronfio e soddisfatto.

Oggi vengo a sapere che una mammina dello Utah, nel 2002, punì la figlia peraltro adottiva di 4 anni facendole ingurgitare a forza 10 litri d'acqua, costringendola poi a correre intorno alla casa, poi a rimanersene in un angolo fin quando cominciò a vomitare e morì.

Ecco.
Che la follia e la malvagità dell'Uomo siano assolutamente imperscrutabili, oltre che senza fine e fuori da ogni "logica" dettata da Madre Natura, lo si è sempre saputo.
Siamo gli unici essere viventi sulla Terra (e, fino a prova contraria, nell'Universo) ad uccidere per cattiveria, il Male -come il Bene, e come un sacco di altre cose- è infinito, le potenzialità della mente umana sono insondabili e pressochè illimitate, la signora non aveva altre armi a disposizione se non alcune bottiglie d'acqua, decidere di uccidere la figlia facendogliele ingurgitare non dev'esserle costata nemmeno tanta fatica intellettuale nè fisica.
Il massimo risultato col minimo sforzo, insomma.
Ottimizzazione del profitto.
Addirittura con la speranza che fosse diagnosticata la morte per una banale colica.
E' questo che mi atterrisce.
E' evidente che la donna in questione era più volte pazza, sia per aver deciso di adottare una figlia uccidendola barbaramente qualche anno dopo, sia per averla uccisa per punirla di un'innocente marachella.
Ma pensare che nella mente folle di un criminale ci sia spazio anche, come se non bastasse la pazzia, per la lucida ricerca della massimizzazione del profitto, dell'impunità atta di per sè a lavare una coscienza perchè questa è inesistente, è davvero troppo per il mio stomachino sensibile.
E' la consapevolezza che la combinazione tra follia e raziocinio è potenzialmente, e sempre più spesso concretamente, devastante, proprio perchè unisce e combina aumentandone esponenzialmente gli effetti due entità già di per sè micidiali, nel concepire e nell'attuare il Male.

Un pensiero alla piccola Cassandra, con l'insopprimibile speranza che abbia sofferto il meno possibile.





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4 ottobre 2005

TEMPORALI

La vita è un temporale, ma prenderla nel culo è decisamente, incontrovertibilmente, un lampo.

Mai frase celebre poteva risultare più vera e più geniale.

Fosse per me, gli darei il Nobel per il realismo, all’autore.

Il realismo, peraltro, è una bestia rara, tanto quanto la coerenza, l’onestà intellettuale, l’eguaglianza, tutte parolone così forti, e vuote in maniera inversamente proporzionale alla loro potenza.

Mi ricordano la pelle vecchia del serpente, che sguscia via lentamente per accartocciarsi sui rami del finto albero del rettilario.

Un paio di lampi colossali collezionati solo nell’ultima settimana mi hanno fatto riflettere, oltre che misurare col contagocce la quantità di autostima rimasta dopo le batoste.

Non che l’abbia mai misurata a quintali, ma del resto ho sempre cercato di aver rispetto degli altri, comportamento del tutto normale, mica roba da chiodi.

Insomma, me la cavavo bene: la mia coscienza navigava tranquilla, io stavo bene, non aspettavo applausi e non mi preoccupavo affatto nel non vederli arrivare.

Evidentemente, invece, stando agli standards di comportamento attuali, li avrei meritati, e avrei dovuto sospettare qualcosa, sentendo solo silenzio intorno.

Già, perchè giusto ieri sera, al secondo lampo, ho realizzato che devo essere stata un’emerita pirla nel proseguire per la mia strada felice e contenta,  senza accorgermi che tutti gli altri marciavano in direzione opposta.

Ormai non basta, a consolarmi, esclamare con enfasi “Mi pare di sognare!” perchè è del tutto evidente che ero io quella che sognava.

Cogliona  a non essermene accorta.

E così succede che colleghi senza scrupoli si decidano all’ultimo minuto di metterti al corrente di una notizia che avrebbero dovuto darti in tempo reale, perchè te lo avevano promesso.

E così succede che tu prendi una decisione in grado di far felice una persona cara, chi avrebbe dovuto imitarti fa l’esatto opposto, e la persona cara in questione si dimentica di essere riconoscente con te e amareggiata con chi ha tradito la sua fiducia.

Ci è mancato poco che bacchettasse me e ringraziasse l’altro.

Sono episodi che pesano, specie se penso che il collega in questione è la persona di cui mi fidavo, professionalmente, di più, e che la persona cara dalla memoria corta è la mia mamma.

Pesano fino a farmi piangere dalla stizza, più ancora che dal dolore.

Il dolore di sentirsi traditi brucia ma passa, la stizza di essere stata così fessa da non accorgermi di nulla invece resta lì a sfrigolarmi dentro, perchè chissà quante altre situazioni spiacevoli avrei evitato, e quante occasioni ho perso, per capire che dovevo svegliarmi e reagire, per imparare a dubitare dei silenzi, delle frasi non dette, delle bocche cucite, troppo vili per fiatare.

Io che il silenzio lo apprezzavo e lo invocavo perfino, ligia al principio “meglio tacere che sparare fregnacce”, consapevole che è fondamentale, quando parlare rischia di far male agli altri.

Non ho dubitato neppure un secondo che invece, normalmente, serve a coprire le magagne, a minimizzare le aspettative altrui, a proteggere i propri turpi scopi, ad eludere la propria coscienza, nella rara eventualità che ve ne sia una.

E’ incredibile che nell’éra dedita al culto della Comunicazione, sia il silenzio il vero vincitore, a testimonianza che , dai tempi in cui la mafia diede un senso e un perchè al vocabolo “omertà”, è solo tacendo  che si può sperare di arrivare sul gradino più alto, fottendo tutti coloro che hanno ceduto alla tentazione –enorme- di aprire bocca.

La stizza non mi dà tregua, di fronte a cotale ingiustizia.

Ed infatti sto scrivendo, che è come parlare, e forse sto sbagliando ancora.

Dovrei incassare, mangiarmi tutte le falangi, imparare a memoria la lezione, e fare altrettanto.

Ma per riuscirci, dovrei prima accettare di trasformarmi in un compromesso vivente, perchè io capisco –per giunta inevitabilmente a  mie spese- ma non ci riesco proprio, ad adeguarmi.

Non finchè avrò vivo il ricordo di papà, per esempio: lui aveva capito tutto e proprio per questo non stava zitto, mai.

Lui sapeva leggere i silenzi altrui e costringeva gli altri a parlare, ad uscire dalla tana.

Lui non si faceva infinocchiare da nulla, le batoste ha continuato a prenderle ma gli servivano, semmai, per trovare le conferme che cercava, come se sapesse già quello che sarebbe accaduto.

Non lo sorprendeva più nulla, il disincanto , invece di piegarlo, lo rafforzava.

Mi consola pensare che se fosse stato qui in questi giorni, avrebbe ascoltato il mio sfogo, si sarebbe fatto una sana risata, mi avrebbe certamente sgridato per la tontaggine dimostrata, e sarebbe tornato alle sue occupazioni.

Lui invece non c’è, agnostica come sono non posso nemmeno sperare che lui, dall’Alto, abbia visto tutto e mi sia stato vicino; nè può consolarmi il pensiero, vero oppio dei popoli da millenni, che un giorno, davanti a Dio, chi ha sbagliato pagherà.

Posso solo convincermi che papà mi sia stato vicino lo stesso, nel momento in cui ho pensato a lui, alla sua coerenza, alla sua onestà , al suo senso di giustizia, ancora vivi, nonostante tutto.

E io farò di tutto perchè sopravvivano.

 

 

 

 




permalink | inviato da il 4/10/2005 alle 15:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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